Il Coefficiente di Variazione nel diabete: un indicatore matematico della stabilità glicemica
L’emoglobina glicosilata (HbA1c) è un indicatore prezioso per individuare situazioni di prediabete o per valutare il rischio metabolico.
Quando nel sangue circola glucosio in eccesso, alcune molecole di zucchero si legano all’emoglobina e vi restano legate per tutta la vita del globulo rosso, che dura circa 120 giorni. Maggiore è la quantità di glucosio presente nel sangue, più emoglobina risulterà glicata. Per questo motivo, la misurazione dell’HbA1c riflette la media dei livelli glicemici degli ultimi 2-3 mesi.
Tuttavia, trattandosi di una media matematica, l’HbA1c non dice sempre la verità! Due persone possono avere la stessa HbA1c ma profili glicemici molto diversi: una con valori stabili, l’altra con forti picchi e crolli. La media “appiattisce” queste oscillazioni che, però, sono clinicamente rilevanti per il rischio cardiovascolare e metabolico. Infatti, un paziente con glicemie costantemente a 150 mg/dL e un paziente che oscilla continuamente tra 40 mg/dL (ipoglicemia grave) e 260 mg/dL (iperglicemia grave) possono avere la stessa HbA1c ma questo ha un impatto sulla salute completamente diverso.

Per questo motivo, molti professionisti oggi affiancano all’HbA1c altri strumenti come il monitoraggio continuo del glucosio (CGM) che mostra Time In Range (TIR) e le fluttuazioni in tempo reale per avere un quadro più completo e veritiero.
Il TIR è definito come il tempo nell’intervallo target 70-180 mg/dl, ovvero dice quanta percentuale della giornata si è passati “nella zona sicura“: più i valori del glucosio si trovano nell’intervallo normale e meno sono quelli inferiori e superiori, migliore è il controllo del glucosio. Un buon controllo è indicato quando ≥70% dei valori di glucosio si trovano nel TIR.
Rispetto all’HbA1c, guardare al TIR è come leggere il grafico con una lente d’ingrandimento, “zoomando” il grafico per non guardare più l’andamento trimestrale della glicemia ma quello giornaliero. In conclusione, il TIR è molto meglio dell’HbA1c per valutare la qualità del controllo glicemico e lo stato di salute di un paziente!
Tuttavia, il TIR non basta e anche lui fallisce da solo perché non dice come ci si muove all’interno di quell’intervallo target: due pazienti con lo stesso TIR (70-180 mg/dL) possono avere profili glicemici completamente diversi. Nell’immagine sottostante, la persona A si muove in modo tranquillo e prevedibile all’interno della fascia verde che rappresenta il TIR, ha una curva piatta e stabile che mostra una variabilità glicemica molto bassa; la persona B ha una curva a “montagne russe”, altamente fluttuante, che tocca quasi i limiti superiore (180 mg/dL) e inferiore (70 mg/dL) ma rimane comunque all’interno dell’intervallo target per l’intero periodo di 24 ore. Entrambe le persone hanno un TIR 100% ma con un andamento glicemico completamente diverso.

È per questo che i professionisti non si limitano più a leggere il TIR ma valutano anche il CV, ovvero il Coefficiente di Variazione, che è un altro indicatore matematico che dà informazioni sulla stabilità della glicemia. Matematicamente parlando, il CV si calcola in questo modo:

dove la Deviazione Standard della glicemia misura la distanza media di ogni singola glicemia dal valore centrale.
Dalla formula matematica si può capire che il Coefficiente di Variazione ci dà una misura percentuale di quanto i valori glicemici “oscillano” attorno al valore medio. In altre parole, più il CV è basso più la glicemia è stabile e costante, più il CV è alto maggiori sono le fluttuazioni, con tanti picchi e crolli.
In clinica diabetologica, l’obiettivo concordato a livello internazionale per una buona stabilità glicemica è un CV < 36%: sotto questa cifra, la variabilità è considerata stabile; quando CV ≥ 36%, il grafico è instabile anche se il TIR sembra buono.
Se ti stai chiedendo come calcolare il CV, non temere perché non devi farlo da solo! Esistono software automatici gratuiti che estraggono i dati dal sensore (CGM) e calcolano il CV da soli nei loro report periodici!
Matematica per passione, consulente per dovere, pasticciona per vocazione: mi chiamo Anna, classe 1988, laureata in Matematica, di origini campane, fortemente legata alle mie origini e alla mia famiglia a cui devo la passione per la cucina, sempre vissuta come momento di condivisione e manifestazione d’affetto. Sono diabetica da quando avevo 16 anni con terapia insulinica e dal 2009 con microinfusore, uno strumento straordinario che ha cambiato la mia vita. Matematica in Cucina è nato con questo intento: condividere con tutti, diabetico o non, a dieta o non, sportivo o non, la vita da diabetico, da ogni punto di vista. Nel blog parlo di diabete, di sport e di salute ma soprattutto ci sono le mie ricette, ovvero quelle che si adattano alla mia vita, quelle che preparo velocemente per la pausa pranzo, tante ricette semplici, con poco condimento ma molte spezie, tantissime “ricette senza” alla ricerca di nuovi piatti gustosi ma salutari con cui potermi coccolare. In ogni ricetta scrivo sia le tabelle nutrizionali, utili per tutti, sia una simulazione del conteggio dei carboidrati (secondo i settaggi del mio microinfusore) per chi vuole utilizzarlo per la gestione del diabete ma non sa come fare perché lo trova complicato.


